Alice intervista l’assessore provinciale Filippo Carraro (PRC): “Rifondazione comunista è in movimento e vuole riprendersi gli spazi che le sono stati scippati. Sul tema dell’immigrazione è forte il rischio di xenofobia e di “fascistizzazione” della società".
(alicenonlosa.it n.293 del 10/06/2008)
Rifondazione proprio pare non trovare pace... Dopo l'ultimo congresso con 5 mozioni contrapposte, adesso si va verso una resa dei conti. Può illustrare ai lettori cosa sta succedendo dentro il PRC, perché magari non tutti lo sanno…
Nessuna resa dei conti. Il Congresso che Rifondazione si presta ad affrontare implica un processo più complesso di una semplice conta finale.
Siamo usciti dalle ultime elezioni politiche fortemente sconfitti con una conseguenza sul piano sociale rilevante: l’assenza delle forze politiche della sinistra e dei comunisti in particolare dalle Istituzioni Nazionali.
Le ragioni di questa sconfitta saranno alcuni dei temi centrali del Congresso e rappresenteranno l’avvio di un profondo rinnovamento del Partito; certo, avrei preferito, condividendo la proposta di alcuni compagni tra cui Paolo Ferrero e Claudio Grassi, affrontare un congresso unitario che seguisse il metodo di presentazione di un unico documento per tesi emendabili, ma questa linea non è stata condivisa da tutti e, perdendo così un’occasione importante, il prossimo Congresso sarà impostato secondo mozioni contrapposte.
La discussione congressuale che andiamo ad affrontare, avrà una funzione strutturale per il partito, perché è la natura stessa di Rifondazione comunista che è messa in discussione da esponenti che considerano, dopo il crollo elettorale, quest’esperienza in via di esaurimento.
Le opzioni in campo al prossimo congresso sono chiare come mai è successo in passato: rilanciare Rifondazione comunista rafforzandone la sua organizzazione, il suo radicamento e la sua pulsione di “partito sociale”, oppure superarla con l’avvio di costituenti.
Lei che mozione appoggia e perché?
Il mio pensiero e la mia azione si dirigono verso il mantenimento ed il rafforzamento, per l’oggi e per il domani, del Partito della Rifondazione Comunista.
In un momento delicato come questo non si può lasciare spazio a bizantinismi ma è necessario compiere una scelta che sia di salvaguardia di ciò che si è faticosamente si è costruito in 17 anni; il mio appoggio va quindi alla prima mozione, quella che porta la firma di Maurizio Acerbo l’attuale portavoce del Comitato di gestione del partito, di Paolo Ferrero l’uscente ministro alla solidarietà sociale, di Claudio Grassi e Ramon Mantovani insieme ad altri esponenti di rilievo del partito.
Il fatto poi che la I mozione sia risultata quella sottoscritta da un’ampia maggioranza all’interno dei comitati provinciali di tutta Italia indica che il desiderio di mantenere viva Rifondazione è un sentimento largamente condiviso all’interno del partito.
Contestualmente alla “riaffermazione” e il rafforzamento del Partito, nella sua accezione di Rifondazione Comunista, si parlerà di unità della sinistra intesa, però, come movimento che poggia le fondamenta su una richiesta che proviene dalla base della società e non dai vertici di partito, così come fu per la Sinistra Arcobaleno… una coalizione senz’anima.
Quali i principali errori che imputate a Bertinotti in questi anni?
Bertinotti ha sicuramente avuto molti meriti, è fuori di discussione.
L’errore che mi sento di imputargli, questo sì, è stata la sua gestione autoritaria e maggioritaria del Partito che ha determinato fratture e inasprito gli animi innescando un meccanismo perverso di caccia al nemico interno.
A Venezia, allo scorso congresso del PRC, affermò con chiarezza che un voto in più era sufficiente per gestire il Partito e chi non condivideva poteva scegliere di entrare in un altro partito comunista, visto che ce ne sono altri. Da militante e dirigente di questo Partito ho vissuto il vedermi indicare la porta d’uscita come una violenza politica, altro che cultura della ”non violenza”. Perché, pur condividendo la stessa idea di base, avevamo diverse visioni delle sfumature.
Poi c’è il tema della sinistra. Non accetto, e non lo farò mai, di apprendere del futuro mio e del mio Partito attraverso dichiarazioni sulla stampa o nei comizi elettorali: “il partito unico è un processo irreversibile”, “il comunismo, nel nuovo soggetto politico, sarà una tendenza culturale al pari dell’ambientalismo e del femminismo”, ecc. ecc.
Sul tema dell'immigrazione ormai gli italiani appaiono esasperati. La politica del PDL e del PD, per non parlare della Lega Nord, pare assecondare questa tendenza. Gli unici non "sceriffi" apparite voi della cosiddetta "sinistra radicale". Quanto questo nuotare controvento sul tema dell'immigrazione ha contribuito alla disfatta della "Sinistra Arcobaleno" alle ultime politiche?
Il tema non è “nuotare contro corrente”. Oggi, ne sono convinto, il Paese è attraversato da un grave e diffuso disagio sociale. Il proprio posto di lavoro è a rischio, non vi è certezza del futuro, è difficile trovare una casa e, quando la si trova l’affitto, assorbe spesso oltre la metà del salario. Questi elementi, sommati ad altri, determinano una tensione sociale che può sfociare da un momento all’altro in un aumento della conflittualità.
Per questo, a mio avviso, è opportuno concentrare l’attenzione su altro, sulle paure che nascono da questo disagio. Il clima che si è generato, l’attenzione che si è voluta concentrare sull’immigrazione è spropositata rispetto alla portata del fenomeno.
Oggi i fenomeni migratori dal sud del mondo verso il nord sono dettati dalla fuga da situazione di povertà insostenibile e spesso da teatri di guerra, di cui il nord del mondo industrializzato ha spesso anche responsabilità dirette. Immaginate solo che un Paese come gli Stati Uniti consuma più di quanto potrebbe, con un’economia in crisi perché basata sulla presunzione dell’illimitatezza delle risorse; cercherà, anche attraverso lo strumento della guerra, di sostenere la propria economia per il controllo di risorse energetiche e aree geopolitiche di interesse.
Credo, quindi, sia necessario scindere i problemi: c'è il tema dell’illegalità e quello dell’immigrazione, anche perché se li si considera connessi si compie il primo gesto di xenofobia, oserei dire di “fascistizzazione” della società, tanto più che i più efferati atti criminosi non sono legati agli immigrati ma, e questa è una responsabilità che ha anche la stampa, viene data maggiore eco all’evento legato all’immigrazione. Faccio un esempio: due notizie uguali, due incidenti mortali causati da guida in stato di ebbrezza; il primo compiuto da un italiano merita un trafiletto in una pagina interna, l’immigrato il titolone a caratteri cubitali in prima pagina. È così o no?
Sono fermamente convinto che se vogliamo superare la diffidenza verso coloro che sono percepiti come diversi, per le loro culture, i loro credo e religioni, per l’aspetto o altro, dobbiamo avviare una vera fase di integrazione fino a renderli protagonisti delle decisioni politiche col voto.
Chi produce, consuma e quindi concorre al bene comune di un Paese credo debba avere pari diritti, indipendentemente dal luogo di nascita.
Per la sfida delle provinciali del 2009 quali tappe e condizioni vede per Rifondazione Comunista?
Il Partito avrà bisogno di discutere. Capire e analizzare il quadro politico mutato, uno scenario del tutto nuovo da quello delle amministrative che si svolsero quattro anni fa.
Nello scenario attuale c’è un partito nuovo, il Partito Democratico, che, per le politiche che esprime sul piano nazionale, ci pone in una condizione di conflittualità.
Oggi noi affrontiamo il nostro congresso e successivamente il gruppo dirigente che scaturirà da quella discussione avvierà i percorsi che riterrà opportuno.
Auspico che il mio Partito avvii la discussione sulla base di un programma proprio, nato dalla discussione approfondita dei circoli, dei soggetti di movimento e della sinistra e che su l’intesa raggiunta basi il proprio progetto di governo del territorio, valutando le convergenze che questo può creare.
Insomma, partire dai contenuti per discutere poi eventuali contenitori. Questo modo di affrontare il percorso, dal basso, ci mette nella condizione di uscire da una visione “governista” che pone come primo elemento di discussione gli assetti e le eventuali alleanze.
Rifondazione comunista è in movimento e vuole riprendersi gli spazi che le sono stati scippati, vuole essere un utile strumento sociale.
Un Partito sociale come connessione con la nostra classe di riferimento, il nostro popolo.
Andrea Marsiletti
martedì 10 giugno 2008
Provinciali, “Rifondazione esca dalla visione “governista” che antepone a tutto assetti ed alleanze”
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