Andiamo alle elezioni europee con il nostro nome, il nostro simbolo e un nostro programma. Impresa ardua, ma possibile. Claudio Grassi (Liberazione 16-07-2008)
Per la prima volta nella storia di Rifondazione Comunista l’esito del nostro congresso registra un risultato che non consegna a nessuno dei documenti che sono stati sottoposti al voto una maggioranza. Per chi conosce questo partito, visto come si erano distribuite le varie anime sui documenti, era facile prevedere questo epilogo. Infatti, al di là dei proclami infelici di “vinceremo” lanciati con alcune interviste all’inizio del congresso, tutti sapevano che la mozione Vendola avrebbe prevalso al Sud, che in questi congressi avrebbero votato molte più persone rispetto alla media e che la mozione Acerbo avrebbe prevalso in larga parte del Centro-Nord. Così è stato. Da questo risultato, che non consegna a nessuno la maggioranza, bisogna ripartire perché a Chianciano si trovi una via d’uscita che eviti la dissoluzione di Rifondazione Comunista.
Prima di avanzare una proposta di percorso vorrei fare anch’io - come hanno fatto altri nei giorni scorsi - alcune valutazioni sui risultati politici e numerici del congresso.
Il fatto più rilevante è che la proposta politica della “costituente della sinistra” non ha ottenuto la maggioranza dei consensi, quindi non può essere riproposta. Lo sottolineo perché per avallarla si è voluto fare un congresso definito «di chiarezza» e a mozioni contrapposte. L’esito è chiaro: il 52% è stato contrario. E’ vero che questo 52% è formato da diverse mozioni, ma è altrettanto vero che pur divergendo su molte cose, su questo punto esse esprimono una comune contrarietà.
La seconda riflessione che vorrei fare è la seguente: la lettura dei risultati delle varie mozioni non può ridursi ad una mera valutazione del numero totale dei voti conseguiti da ciascuna di esse. D’altra parte siamo sempre stati noi, per esempio, a leggere i risultati dei referendum sindacali guardando non solo il dato assoluto - chi aveva vinto e chi aveva perso - ma anche il modo con cui si era vinto e come era collocato territorialmente il voto. Se noi facciamo questo anche per il nostro congresso scopriamo elementi “interessanti”. Accantoniamo la polemica sul tesseramento. Mi limito a sottolineare la contraddizione che emerge dal fatto che il partito, quasi ovunque, si trova in una grave difficoltà politica e organizzativa tale per cui fatica a ritesserare i compagni, mentre in alcune realtà, senza che vi siano motivazioni specifiche, si registra un incremento forte del tesseramento. Ma, a parte questo, nel momento in cui sto scrivendo con il 96,6% dei congressi fatti, quindi a congresso praticamente concluso, la mozione Vendola ha raccolto 20001 voti (46,8%), la mozione Acerbo 17291 voti (40,6%), la mozione Pegolo 3332 voti (7,8%), la mozione Bellotti 1377 voti (3,2%), la mozione De Cesaris 631 voti (1,5%). Cosa succede però nelle strutture territoriali del partito? Il risultato si capovolge! Il documento Acerbo vince in 12 regioni, quello Vendola in 8. Il primo documento ha la maggioranza in 62 federazioni e il secondo documento in 47. Infine, il dato che considero più significativo: su circa 2000 circoli in cui si è svolto il congresso, il primo documento ha prevalso, vincendo in 1000 circoli contro gli 800 del secondo documento. Ciò significa che il documento Vendola prevale perché ottiene più voti, ma questi voti sono concentrati in una minoranza di regioni, di federazioni e di circoli. E’ un fatto politico che non può non essere tenuto in considerazione.
Come uscire da questa situazione? Come evitare che il congresso di Chianciano si trasformi in una contesa distruttiva? Io penso che noi dobbiamo cominciare a ragionare su di un documento politico il più possibile unitario. Una piattaforma politico-programmatica, definita collegialmente da tutte le mozioni, che indichi un programma di lavoro per il prossimo anno, fino alle elezioni europee e amministrative. So che ci sono delle differenze tra di noi e che non è facile tenere assieme posizioni anche molto diverse, ma so anche un’altra cosa. Questo non è un passaggio qualsiasi per il nostro Partito. Siamo fuori dal Parlamento ed è verosimile che ciò perduri per almeno cinque anni, siamo scomparsi dai mezzi di informazione e ci attende un periodo duro per il partito e per il giornale in conseguenza della riduzione drastica dei finanziamenti pubblici. Io penso che in questo contesto o convergiamo tutti in un unico sforzo, salvare e rilanciare Rifondazione Comunista, o la dissoluzione sarà inevitabile.
Dobbiamo provarci. Per questo avanzo alcune proposte che, a mio parere, potrebbero essere gli assi attorno a cui costruire una piattaforma politica e di lavoro per Chianciano. In primo luogo, fin da settembre, è necessario lanciare il Partito all’esterno per costruire l’opposizione politica e sociale al governo Berlusconi. E’ incredibile che, di fronte a tutto quanto sta succedendo, l’unica cosa che sappiamo fare è esercitarci in un dibattito che disquisisce su quante cose sbagliate siano state dette nella manifestazione di Di Pietro a Piazza Navona. Il problema non è questo. Chi è Di Pietro e quale sia la sua cultura lo sappiamo da tempo. Il problema non sono prioritariamente i contenuti o, ancor meno, i toni di quella piazza, ma il fatto che a riempirla sia stato Di Pietro e non noi, perché noi da mesi siamo avvitati in una discussione esclusivamente interna! Allora proponiamo a tutte le forze della sinistra un coordinamento nazionale che si attrezzi da subito per chiamare alla lotta e alla mobilitazione la nostra gente. In secondo luogo dobbiamo procedere nel percorso di unità a sinistra e contemporaneamente nella riforma del nostro partito per combattere quelle degenerazioni a cui abbiamo assistito anche in questo congresso. Per farlo basta una cosa semplice semplice. Prendiamo il documento della conferenza di Carrara, condiviso e votato dalla stragrande maggioranza del Partito, e usiamolo come guida per la nostra azione. Infine chiariamo fin da subito che andremo alle elezioni europee con il nostro nome, il nostro simbolo e un nostro programma. L’impresa è ardua, ma possiamo farcela. Alle elezioni europee non ci sarà più il meccanismo del voto utile e se noi in questo anno sapremo lavorare bene nei territori, potremmo essere noi (e non il Pd, in preda ad una crisi ancor più grave della nostra) ad intercettare il malcontento che inevitabilmente crescerà contro questo governo.
Se si determinasse questo, se alle elezioni europee Rifondazione dovesse recuperare anche solo una parte dei voti persi, ciò potrebbe ridarci fiducia e motivazione e potrebbe riaprire una stagione nuova per Rifondazione Comunista e per tutta la sinistra.
giovedì 17 luglio 2008
CHIANCIANO, L’OCCASIONE PER RIPRENDERE IL CAMMINO.
di Nando Mainardi - Segretario regionale Prc Emilia Romagna
La mozione Vendola non ha ottenuto – è certo – la maggioranza assoluta del congresso: la proposta della costituente della sinistra non passa.
Per chi ritiene Rifondazione Comunista il soggetto da cui ripartire e su cui investire in prospettiva, questo è – nella tempesta di questa fase – un risultato positivo. Dopo il 13 e il 14 aprile, dopo la scommessa persa del governo Prodi, dopo il deragliamento in campagna elettorale dalle scelte assunte collettivamente attraverso l’evocazione continua del superamento del Prc, non poteva essere un congresso né tranquillo né facile.
Credo però che – a questo punto – “Rifondazione Comunista in movimento” non debba limitarsi a segnare il punto, pure molto importante, della sconfitta della costituente.
E credo che le coordinate politiche presenti nel nostro documento debbano essere ulteriormente sviluppate ed articolate – con uno spirito di ricerca e di confronto - proprio perché in grado di giocare la sfida, oggi ed in prospettiva, dell’egemonia politica del Prc.
Penso alla connessione tra l’identità comunista e la proposta del “partito sociale”, ovvero tra una nuova centralità della contraddizione capitale/lavoro e la costruzione di una nuova mutualità, del rilancio del “fare società”, del lavoro sui territori e sui bisogni sociali.
Non basta scriverlo in una mozione: deve diventare un proposta e un possibile percorso concreto, perché è lungo queste coordinate che può essere giocata e rinnovata la scommessa della rifondazione.
Su queste basi va discussa la nostra organizzazione come Prc, il rapporto centro/periferie, il nostro modo di essere nei territori, i nostri strumenti.
Dobbiamo essere non solo conseguenti a quanto abbiamo deciso a Carrara, ma proseguire la nostra riflessione critica sul come essere comunisti nei processi sociali ed economici del presente.
Se è vero che il capitalismo ha trasformato i territori in “fabbriche a cielo aperto” (penso in particolare al Nord), e cioè ha annullato i confini tra ciò che è luogo di lavoro e di sfruttamento e ciò che non lo è, noi non possiamo rispondere sempre ed ovunque con le stesse forme e le stesse modalità.
Dobbiamo interrogarci sul perché siamo bravi – qualche volta – a parlare e molto meno nel fare.
Penso alla necessità di costruire l’opposizione sociale, e sull’articolazione dei percorsi, dei conflitti e delle vertenze ad essa collegate rilanciare e declinare diversamente l’unità della sinistra di alternativa.
Dobbiamo investire su un’opzione radicalmente diversa dall’opposizione “ombra” del Pd e dal giustizialismo dell’Italia dei Valori: coniugare la denuncia contro la politica dei privilegi e delle leggi “ad personam” (che va fatta con forza) con la necessità di una nuova giustizia sociale – salari e pensioni in primis – e con il nodo della laicità e dei diritti civili.
E’ nell’arco di un periodo ampio che dobbiamo giocare la possibilità di attivare nuove energie e nuove risorse, di incidere sul piano politico e sociale, di condizionare e mettere in crisi i paradigmi riformisti.
Pensare, invece, di assumere come punto di partenza la riproposizione del centrosinistra e di investire sulle divergenze tattiche interne al Pd rischia di riportarci agli stessi errori che ci hanno condotto al 13 e al 14 aprile.
Per provare a mettere in campo tutto questo, quattro giorni di congresso non saranno sufficienti.
Stiamo cercando di muoverci e di camminare, ma non riusciamo a fare un passo: come capita qualche volta in alcuni fastidiosi sogni.
Ora si tratta di svegliarsi e di camminare per davvero. Sarebbe un buon inizio.
La mozione Vendola non ha ottenuto – è certo – la maggioranza assoluta del congresso: la proposta della costituente della sinistra non passa.
Per chi ritiene Rifondazione Comunista il soggetto da cui ripartire e su cui investire in prospettiva, questo è – nella tempesta di questa fase – un risultato positivo. Dopo il 13 e il 14 aprile, dopo la scommessa persa del governo Prodi, dopo il deragliamento in campagna elettorale dalle scelte assunte collettivamente attraverso l’evocazione continua del superamento del Prc, non poteva essere un congresso né tranquillo né facile.
Credo però che – a questo punto – “Rifondazione Comunista in movimento” non debba limitarsi a segnare il punto, pure molto importante, della sconfitta della costituente.
E credo che le coordinate politiche presenti nel nostro documento debbano essere ulteriormente sviluppate ed articolate – con uno spirito di ricerca e di confronto - proprio perché in grado di giocare la sfida, oggi ed in prospettiva, dell’egemonia politica del Prc.
Penso alla connessione tra l’identità comunista e la proposta del “partito sociale”, ovvero tra una nuova centralità della contraddizione capitale/lavoro e la costruzione di una nuova mutualità, del rilancio del “fare società”, del lavoro sui territori e sui bisogni sociali.
Non basta scriverlo in una mozione: deve diventare un proposta e un possibile percorso concreto, perché è lungo queste coordinate che può essere giocata e rinnovata la scommessa della rifondazione.
Su queste basi va discussa la nostra organizzazione come Prc, il rapporto centro/periferie, il nostro modo di essere nei territori, i nostri strumenti.
Dobbiamo essere non solo conseguenti a quanto abbiamo deciso a Carrara, ma proseguire la nostra riflessione critica sul come essere comunisti nei processi sociali ed economici del presente.
Se è vero che il capitalismo ha trasformato i territori in “fabbriche a cielo aperto” (penso in particolare al Nord), e cioè ha annullato i confini tra ciò che è luogo di lavoro e di sfruttamento e ciò che non lo è, noi non possiamo rispondere sempre ed ovunque con le stesse forme e le stesse modalità.
Dobbiamo interrogarci sul perché siamo bravi – qualche volta – a parlare e molto meno nel fare.
Penso alla necessità di costruire l’opposizione sociale, e sull’articolazione dei percorsi, dei conflitti e delle vertenze ad essa collegate rilanciare e declinare diversamente l’unità della sinistra di alternativa.
Dobbiamo investire su un’opzione radicalmente diversa dall’opposizione “ombra” del Pd e dal giustizialismo dell’Italia dei Valori: coniugare la denuncia contro la politica dei privilegi e delle leggi “ad personam” (che va fatta con forza) con la necessità di una nuova giustizia sociale – salari e pensioni in primis – e con il nodo della laicità e dei diritti civili.
E’ nell’arco di un periodo ampio che dobbiamo giocare la possibilità di attivare nuove energie e nuove risorse, di incidere sul piano politico e sociale, di condizionare e mettere in crisi i paradigmi riformisti.
Pensare, invece, di assumere come punto di partenza la riproposizione del centrosinistra e di investire sulle divergenze tattiche interne al Pd rischia di riportarci agli stessi errori che ci hanno condotto al 13 e al 14 aprile.
Per provare a mettere in campo tutto questo, quattro giorni di congresso non saranno sufficienti.
Stiamo cercando di muoverci e di camminare, ma non riusciamo a fare un passo: come capita qualche volta in alcuni fastidiosi sogni.
Ora si tratta di svegliarsi e di camminare per davvero. Sarebbe un buon inizio.
lunedì 14 luglio 2008
"Rifondazione Comunista in Movimento" sulla proposta di ritiro immediato degli Assessori dalla Giunta Bernazzoli
COMUNICATO STAMPA “RIFONDAZIONE COMUNISTA IN MOVIMENTO”
Parma, 14 luglio 2008
Con riferimento a quanto riportato dalla Gazzetta di Parma in data odierna, lunedì 14 luglio, in merito alla richiesta di ritiro immediato degli Assessori di Rifondazione Comunista dalla Giunta provinciale approvata nel congresso provinciale del PRC si dichiara che i sostenitori del documento “Rifondazione Comunista in Movimento” (Ferrero-Grassi) non hanno condiviso questa proposta, in quanto non sostenuta da un coerente progetto politico e perché rischia di collocare il Partito in una morsa settaria e minoritaria anche rispetto a quei soggetti politici, di movimento e sindacali, a sinistra del PD, coi quali è necessario ricercare un rapporto unitario.
Nella “strana alleanza” che si è formata in congresso tra una parte della mozione di Vendola, “L’Ernesto” e “Falcemartello”, sono confluiti sia coloro che, animati da risentimenti personali hanno colto l’occasione per ottenere “soddisfazione”, sia coloro che, pur motivando politicamente la loro scelta, sono portatori di opzioni strategiche inconciliabili; come dimostra la votazione di due ordini del giorno tra loro palesemente contradditori. In un documento si parla solo del ritiro dei due assessori, nell’altro di “abbandonare la giunta provinciale (…) serva delle politiche padronali per ricostruire il (…) partito dall’opposizione”. Il contenuto strumentale e avventurista della proposta è parso evidente anche a molti delegati della mozione Vendola, soprattutto a coloro che si confrontano realmente con i problemi dei territori, portando ad una spaccatura di questa componente.
I delegati di “Rifondazione Comunista in Movimento” hanno presentato un documento nel quale la questione della Provincia era inserita in un più ampio progetto politico di rilancio e di rinnovamento del partito a Parma e lo hanno fatto con il massimo spirito unitario, ottenendo sul proprio testo un consenso percentuale superiore a quello raccolto dalla mozione nei congressi di circolo.
Giudichiamo grave anche il metodo con cui si è arrivati a proporre la scelta del ritiro degli assessori dalla Giunta. Mai, nei congressi di Circolo, i componenti della mozione Vendola, hanno posto esso come elemento centrale della loro iniziativa politica sul territorio. Le compagne ed i compagni di Rifondazione Comunista hanno dibattuto della linea nazionale e del proseguimento dell’esperienza del PRC, per questo, “Rifondazione Comunista in Movimento”, ha proposto e chiede che il PRC si impegni in un bilancio serio e non strumentale, sia dell’attività svolta dalla Giunta di centro-sinistra in questi anni, sia dell’azione svolta dai rappresentanti istituzionali del nostro partito in Consiglio e in Giunta. Inoltre chiede di coinvolgere tutti i Circoli del Partito, in modo vincolante nelle decisioni da assumere.
In questa fase il confronto dovrà concentrarsi su alcuni obbiettivi prioritari (ambiente, rifiuti, lavoro, precari, beni comuni e servizi, trasporti, ecc.) partendo dai quali rilanciare l’azione politica del partito a tutti i livelli. Sulla base di questo bilancio e sui risultati concreti raggiunti andrà avviato il confronto sulle alleanze in vista delle prossime elezioni provinciali. “Rifondazione Comunista in Movimento” ha proposto di assumere fin da adesso l’impegno politico affinché il partito sia presente con la propria lista e il proprio simbolo.
Infine si precisa che gli ordini del giorno approvati dal Congresso per avere esecutività dovranno eventualmente essere formalizzati da una votazione del nuovo Comitato Politico Federale. E’ del tutto evidente che gli Assessori si atterranno alla decisione del partito, una volta che questa sia stata assunta dagli organismi titolati a decidere.
Coordinamento parmense della mozione “Rifondazione Comunista in Movimento”
Parma, 14 luglio 2008
Con riferimento a quanto riportato dalla Gazzetta di Parma in data odierna, lunedì 14 luglio, in merito alla richiesta di ritiro immediato degli Assessori di Rifondazione Comunista dalla Giunta provinciale approvata nel congresso provinciale del PRC si dichiara che i sostenitori del documento “Rifondazione Comunista in Movimento” (Ferrero-Grassi) non hanno condiviso questa proposta, in quanto non sostenuta da un coerente progetto politico e perché rischia di collocare il Partito in una morsa settaria e minoritaria anche rispetto a quei soggetti politici, di movimento e sindacali, a sinistra del PD, coi quali è necessario ricercare un rapporto unitario.
Nella “strana alleanza” che si è formata in congresso tra una parte della mozione di Vendola, “L’Ernesto” e “Falcemartello”, sono confluiti sia coloro che, animati da risentimenti personali hanno colto l’occasione per ottenere “soddisfazione”, sia coloro che, pur motivando politicamente la loro scelta, sono portatori di opzioni strategiche inconciliabili; come dimostra la votazione di due ordini del giorno tra loro palesemente contradditori. In un documento si parla solo del ritiro dei due assessori, nell’altro di “abbandonare la giunta provinciale (…) serva delle politiche padronali per ricostruire il (…) partito dall’opposizione”. Il contenuto strumentale e avventurista della proposta è parso evidente anche a molti delegati della mozione Vendola, soprattutto a coloro che si confrontano realmente con i problemi dei territori, portando ad una spaccatura di questa componente.
I delegati di “Rifondazione Comunista in Movimento” hanno presentato un documento nel quale la questione della Provincia era inserita in un più ampio progetto politico di rilancio e di rinnovamento del partito a Parma e lo hanno fatto con il massimo spirito unitario, ottenendo sul proprio testo un consenso percentuale superiore a quello raccolto dalla mozione nei congressi di circolo.
Giudichiamo grave anche il metodo con cui si è arrivati a proporre la scelta del ritiro degli assessori dalla Giunta. Mai, nei congressi di Circolo, i componenti della mozione Vendola, hanno posto esso come elemento centrale della loro iniziativa politica sul territorio. Le compagne ed i compagni di Rifondazione Comunista hanno dibattuto della linea nazionale e del proseguimento dell’esperienza del PRC, per questo, “Rifondazione Comunista in Movimento”, ha proposto e chiede che il PRC si impegni in un bilancio serio e non strumentale, sia dell’attività svolta dalla Giunta di centro-sinistra in questi anni, sia dell’azione svolta dai rappresentanti istituzionali del nostro partito in Consiglio e in Giunta. Inoltre chiede di coinvolgere tutti i Circoli del Partito, in modo vincolante nelle decisioni da assumere.
In questa fase il confronto dovrà concentrarsi su alcuni obbiettivi prioritari (ambiente, rifiuti, lavoro, precari, beni comuni e servizi, trasporti, ecc.) partendo dai quali rilanciare l’azione politica del partito a tutti i livelli. Sulla base di questo bilancio e sui risultati concreti raggiunti andrà avviato il confronto sulle alleanze in vista delle prossime elezioni provinciali. “Rifondazione Comunista in Movimento” ha proposto di assumere fin da adesso l’impegno politico affinché il partito sia presente con la propria lista e il proprio simbolo.
Infine si precisa che gli ordini del giorno approvati dal Congresso per avere esecutività dovranno eventualmente essere formalizzati da una votazione del nuovo Comitato Politico Federale. E’ del tutto evidente che gli Assessori si atterranno alla decisione del partito, una volta che questa sia stata assunta dagli organismi titolati a decidere.
Coordinamento parmense della mozione “Rifondazione Comunista in Movimento”
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domenica 13 luglio 2008
Congresso PRC di Parma: finisce in rissa lo scontro tra i sostenitori della mozione Vendola
Si è concluso oggi, 13 luglio, il Congresso provinciale del PRC di Parma. Al termine del dibattito sono stati presentati due documenti politici contrapposti. Quello sottoposto dai compagni di “Rifondazione Comunista in Movimento” ha ottenuto il 42,3%, un consenso superiore al 37,7% ottenuto nei congressi di circolo.
Il documento che ha raccolto la maggioranza è stato sostenuto congiuntamente da Falcemartello, dall’Ernesto e dalla mozione Vendola. Questa inedita alleanza ha portato alla spaccatura tra i sostenitori del secondo documento. Una parte ha deciso di non partecipare al voto, alcuni si sono astenuti e altri hanno deciso di votare a favore del documento presentato dai “Rifondazione Comunista in Movimento”. Lo sbriciolamento della mozione Vendola è arrivato fino a provocare lo scontro fisico davanti alla sede del Congresso tra alcuni dei delegati della mozione due. Il tutto davanti allo sguardo allibito del giornalista della Gazzetta di Parma.
Il documento presentato dai sostenitori di “Rifondazione Comunista in Movimento” è stato l’unico a prendere chiaramente posizione contro qualsiasi ipotesi di superamento del PRC, oltre ad affrontare in modo organico e con spirito unitario le questioni locali.
Di seguito riportiamo il testo del nostro documento.
Franco Ferrari
Coordinamento parmense della prima mozione
“Il Partito della Rifondazione Comunista si trova a confrontarsi sul proprio futuro all’indomani di una gravissima sconfitta elettorale che ha portato all’esclusione dal Parlamento dei comunisti e delle forze di sinistra, e dopo una crisi politica determinata innanzitutto dalla profonda delusione per l’esperienza del governo Prodi fra coloro che ci avevano sostenuto. Naturalmente la sconfitta è anche frutto di problemi e di difficoltà di più lungo periodo, di errori di direzione che hanno portato ad un indebolimento del radicamento sociale del partito.
Questa condizione di grande difficoltà si presenta, per qualche aspetto anche aggravata, nella realtà di Parma, come indicano la riduzione del numero degli iscritti, il calo della partecipazione al congresso provinciale, lo stato di difficoltà in cui si trovano molti circoli, il più generale appannamento della nostra iniziativa politica. Questo pur in presenza dello sforzo generoso di molti compagni e compagne affinché il partito sia presente e attivo nelle istituzioni, nei territori, nei conflitti sociali. Il Congresso anche se concentrato innanzitutto sulle scelte di prospettiva generale può e deve essere l’occasione per indicare alcuni elementi di discontinuità politica e organizzativa che consentano il rilancio del partito anche a Parma.
1) Il punto di partenza non può che essere il rifiuto di ogni ipotesi di superamento di Rifondazione Comunista. Si deve respingere con nettezza l’idea che la nostra esperienza politica sia conclusa e che possa essere ormai solo un trampolino per fare altro. Il Partito della Rifondazione Comunista deve continuare ad esistere, e questo impegno vale per l’oggi e per il domani.
2) Perché questo impegno non sia inteso come mera opzione di sopravvivenza occorre mettere in campo un processo reale di rinnovamento che si basi su di un bilancio critico di quanto è avvenuto in questi anni, non solo a livello nazionale ma anche nella nostra realtà, partendo dall’assunzione di responsabilità dei gruppi dirigenti ad ogni livello. Per questo dobbiamo guardare fuori di noi e al nostro interno.
3) Innanzitutto occorre un cambiamento radicale nel modo di essere del Partito a partire dal rifiuto della logica maggioritaria nella sua direzione. Questo ha condotto alla formazione di maggioranze precarie e fragili contrapposte a minoranze chiuse su stesse in una generale incapacità di riconoscere le ragioni reciproche e di far prevalere l’interesse comune di tutto il Partito. Questo Congresso propone di assumere l’obbiettivo della gestione unitaria della federazione unitamente ad una valorizzazione complessiva della democrazia interna. Tutti gli organismi dirigenti provinciali e di circolo e tutti gli strumenti di riflessone e di azione politica che possiamo darci devono essere orientati non alla conta permanente tra le correnti bensì alla produzione di proposte e di azione politica che ci porti fuori dalle sedi di partito, tra la gente, nei movimenti di lotta e ci renda protagonisti del dibattito politico-culturale della società parmense.
4) Dobbiamo assumere un atteggiamento più rigoroso nel rispetto delle regole, non per formalismo burocratico, ma perché esse sono garanzia per tutti del diritto a partecipare e a contribuire al dibattito e alla trasparenza nella formazione delle decisioni. Così come sono necessarie maggiore rigore e maggiore partecipazione nella selezione delle nostre presenze istituzionali, un rapporto più stretto e migliore coordinamento tra queste presenze e il partito nel suo complesso, il pieno rispetto delle regole relative ai contributi economici previsti dallo Statuto.
5) La priorità dei prossimi mesi deve anche essere la ricostruzione e il rafforzamento dei circoli territoriali. Diversi di essi oggi non avrebbero più i numeri per essere statutariamente riconosciuti. Va fatto ogni sforzo perché tutti i circoli attuali possano recuperare la dimensione prevista dallo Statuto e riprendere l’attività politica. Per quanto riguarda la città, dove esiste una debolezza complessiva del partito che ha pesanti conseguenze sul nostro radicamento sociale, è necessario prevedere una razionalizzazione dei circoli attraverso un loro raggruppamento. Altra priorità deve essere l’estensione della nostra presenza sui luoghi di lavoro e nella capacità di organizzare il lavoro precario e migrante.
6) Resta irrisolto il tema della composizione di genere del nostro Partito, in particolare a Parma, nel quale la presenza di compagne è rimasta de tutto marginale da punto di vista numerico. Una sola compagna presente in segreteria, nessuna in direzione, pochissime nel CPF e alla guida dei circoli o nei ruoli istituzionali. E’ evidente che questo è uno dei segnali più macroscopici della nostra inadeguatezza nel rappresentare la complessità della società, dei suoi conflitti e delle sue aspirazioni alla liberazione e al riconoscimento di nuovi diritti sociali e civili. Nuove aspirazioni che hanno trovato nei movimenti femministi, nell’intreccio tra lotta contro il patriarcato e contro il dominio del capitale sul lavoro uno degli elementi più avanzati. L’apertura del partito alla soggettività politica femminile a tutti i livelli è una delle condizioni per avviare un processo di discontinuità rispetto al passato.
7) Il perseguimento di questi obbiettivi può avvenire riprendendo e attualizzando le linee di azione previste nel documento unitario approvato dalla Conferenza di organizzazione provinciale del 2007 che ha consentito al partito di convergere su indicazioni di metodi e obiettivi di lavoro comuni. Quella proposta è rimasta purtroppo inattuata. Oggi dobbiamo riprenderne sia i contenuti che l’ispirazione mettendola a base della pratica politica quotidiana del partito.
8) Dobbiamo lavorare concretamente per costruire l’unità a sinistra, senza mettere in discussione la nostra come l’altrui sovranità e identità, partendo dalla costruzione comune di un’azione di opposizione alle politiche reazionarie del governo Berlusconi, sia sul terreno della legalità che su quello delle politiche sociali. Questa ricerca dell’unità si deve rivolgere sia alle forze politiche che si collocano a sinistra del Partito Democratico, come a tutte le realtà associative e di movimento che esistono a Parma.
9) Non possiamo nasconderci che il rapporto con il Partito Democratico, senza un cambiamento radicale di politica di questa forza che ha compiuto dalla sua fondazione una svolta in direzione moderata e neocentrista, non potrà che essere conflittuale e se necessario anche di aperta lotta politica. Un conflitto che deve mettere al centro i contenuti, senza cadere nel settarismo e quindi senza escludere la possibilità di convergenze nelle lotte di difesa della democrazia e della Costituzione contro il governo Berlusconi (anche se finora il PD si è dimostrato incapace di contrastare la destra anche su questo terreno minimo). Così come non si deve escludere la possibilità, a partire dalla centralità dei programmi, di poter condividere scelte di governo locale. Ciò non deve però andare a discapito della nostra autonomia politica e della nostra capacità di iniziativa.
10) La questione della nostra partecipazione all’Amministrazione provinciale è stata oggetto di dibattito e anche di divisioni politiche non sempre limpide in questi anni all’interno della Federazione di Parma. La proposta di verifica si è trascinata per lungo tempo senza che venissero individuati con necessaria chiarezza i temi sui quali realizzarla, né si è costruita una partecipazione larga del partito a definirne l’agenda. Nel tema del rapporto con l’Amministrazione Bernazzoli si sono intrecciati, a volte strumentalmente, anche elementi di conflittualità interna al partito. Il nuovo CPF dovrà compiere un bilancio serio dell’azione svolta dalla Giunta nel suo complesso in questi anni, dall’adeguatezza del nostro ruolo in Giunta e in Consiglio provinciale e avviare a tal fine un confronto largo con tutto il partito, il cui esito non può prescindere dalla volontà espressa dai circoli territoriali del PRC. In vista delle elezioni del prossimo anno dobbiamo individuare i modi con i quali rilanciare la nostra iniziativa su tutti i temi principali (ambiente, rifiuti, servizi, lavoro, precariato, gestione del territorio, ecc.) al fine di ottenere risultati concreti per i lavoratori e le lavoratrici della nostra provincia. Questo rilancio della nostra azione è la condizione politica necessaria per decidere come presentarci alle prossime elezioni provinciali e con quali alleanze, fatto salvo l’impegno che assumiamo fin da oggi, perché Rifondazione Comunista sia presente con il proprio simbolo e la propria lista.
11) Nell’azione politica dei prossimi mesi dobbiamo mettere al centro i temi sociali e della lotta di classe, a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro come strumento centrale di garanzia per tutti i lavoratori, ma anche come condizione dell’unità del movimento operaio. Dobbiamo rilevare criticamente che oggi gran parte del sindacato confederale sta accettando una revisione della contrattazione che fa arretrare la condizione dei lavoratori sul piano dei diritti e della democrazia sindacale. Per questo sosterremo tutte quelle componenti sindacali che nella CGIL come fuori di essa si battono per un sindacalismo democratico, conflittuale e di classe. E’ proprio la divisione e la frammentazione del mondo del lavoro ad essere oggi l’obbiettivo di un vasto schieramento che vede in testa la Confindustria, ma che unisce gran parte dello schieramento politico non solo di centro-sinistra ma anche di centro-destra. Recupero salariale, lotta alla precarietà, difesa del servizio pubblico e dei beni comuni: questi sono alcuni dei temi sui quali dovremo sviluppare una iniziativa politica che coinvolga tutto il partito e attorno alla quale dovremo costruire il più vasto schieramento unitario possibile.
12) Anche a Parma si è registrata in questi anni una offensiva “revisionistica” tesa a mettere in discussione i valori della Resistenza e rilegittimare culture di ispirazione fascista e a cancellare la differenza fra chi durante la seconda guerra mondiale si è battuto per l’indipendenza, la libertà e la giustizia sociale, e chi invece a difesa di un regime oppressivo e razzista. Un importante lavoro di difesa della Resistenza, della sua storia e dei suoi valori è stato svolto dal Comitato antifascista. Pensiamo che tutto il partito debba impegnarsi più attivamente su questa battaglia politica e ideale rivolgendola in particolare alle nuove generazioni.
13) Il Congresso di Parma del Partito della Rifondazione Comunista ritiene che esistano le condizioni per il rilancio del nostro partito. Questo richiede un impegno comune che rompa con le logiche dello scontro e della rissa che hanno allontanato tanti compagni e compagne validi dalla nostra organizzazione. Possiamo e dobbiamo lavorare per un più forte Partito della Rifondazione Comunista attorno al quale aggregare una più forte sinistra alternativa e di classe. E’ questa una condizione indispensabile se vogliamo che nel nostro Paese venga sconfitta una destra reazionaria e razzista e si apra un processo di trasformazione sociale e democratica che riproponga nella attualità il tema del superamento del capitalismo e della costruzione del “socialismo del XXI° secolo”.
Il documento che ha raccolto la maggioranza è stato sostenuto congiuntamente da Falcemartello, dall’Ernesto e dalla mozione Vendola. Questa inedita alleanza ha portato alla spaccatura tra i sostenitori del secondo documento. Una parte ha deciso di non partecipare al voto, alcuni si sono astenuti e altri hanno deciso di votare a favore del documento presentato dai “Rifondazione Comunista in Movimento”. Lo sbriciolamento della mozione Vendola è arrivato fino a provocare lo scontro fisico davanti alla sede del Congresso tra alcuni dei delegati della mozione due. Il tutto davanti allo sguardo allibito del giornalista della Gazzetta di Parma.
Il documento presentato dai sostenitori di “Rifondazione Comunista in Movimento” è stato l’unico a prendere chiaramente posizione contro qualsiasi ipotesi di superamento del PRC, oltre ad affrontare in modo organico e con spirito unitario le questioni locali.
Di seguito riportiamo il testo del nostro documento.
Franco Ferrari
Coordinamento parmense della prima mozione
“Il Partito della Rifondazione Comunista si trova a confrontarsi sul proprio futuro all’indomani di una gravissima sconfitta elettorale che ha portato all’esclusione dal Parlamento dei comunisti e delle forze di sinistra, e dopo una crisi politica determinata innanzitutto dalla profonda delusione per l’esperienza del governo Prodi fra coloro che ci avevano sostenuto. Naturalmente la sconfitta è anche frutto di problemi e di difficoltà di più lungo periodo, di errori di direzione che hanno portato ad un indebolimento del radicamento sociale del partito.
Questa condizione di grande difficoltà si presenta, per qualche aspetto anche aggravata, nella realtà di Parma, come indicano la riduzione del numero degli iscritti, il calo della partecipazione al congresso provinciale, lo stato di difficoltà in cui si trovano molti circoli, il più generale appannamento della nostra iniziativa politica. Questo pur in presenza dello sforzo generoso di molti compagni e compagne affinché il partito sia presente e attivo nelle istituzioni, nei territori, nei conflitti sociali. Il Congresso anche se concentrato innanzitutto sulle scelte di prospettiva generale può e deve essere l’occasione per indicare alcuni elementi di discontinuità politica e organizzativa che consentano il rilancio del partito anche a Parma.
1) Il punto di partenza non può che essere il rifiuto di ogni ipotesi di superamento di Rifondazione Comunista. Si deve respingere con nettezza l’idea che la nostra esperienza politica sia conclusa e che possa essere ormai solo un trampolino per fare altro. Il Partito della Rifondazione Comunista deve continuare ad esistere, e questo impegno vale per l’oggi e per il domani.
2) Perché questo impegno non sia inteso come mera opzione di sopravvivenza occorre mettere in campo un processo reale di rinnovamento che si basi su di un bilancio critico di quanto è avvenuto in questi anni, non solo a livello nazionale ma anche nella nostra realtà, partendo dall’assunzione di responsabilità dei gruppi dirigenti ad ogni livello. Per questo dobbiamo guardare fuori di noi e al nostro interno.
3) Innanzitutto occorre un cambiamento radicale nel modo di essere del Partito a partire dal rifiuto della logica maggioritaria nella sua direzione. Questo ha condotto alla formazione di maggioranze precarie e fragili contrapposte a minoranze chiuse su stesse in una generale incapacità di riconoscere le ragioni reciproche e di far prevalere l’interesse comune di tutto il Partito. Questo Congresso propone di assumere l’obbiettivo della gestione unitaria della federazione unitamente ad una valorizzazione complessiva della democrazia interna. Tutti gli organismi dirigenti provinciali e di circolo e tutti gli strumenti di riflessone e di azione politica che possiamo darci devono essere orientati non alla conta permanente tra le correnti bensì alla produzione di proposte e di azione politica che ci porti fuori dalle sedi di partito, tra la gente, nei movimenti di lotta e ci renda protagonisti del dibattito politico-culturale della società parmense.
4) Dobbiamo assumere un atteggiamento più rigoroso nel rispetto delle regole, non per formalismo burocratico, ma perché esse sono garanzia per tutti del diritto a partecipare e a contribuire al dibattito e alla trasparenza nella formazione delle decisioni. Così come sono necessarie maggiore rigore e maggiore partecipazione nella selezione delle nostre presenze istituzionali, un rapporto più stretto e migliore coordinamento tra queste presenze e il partito nel suo complesso, il pieno rispetto delle regole relative ai contributi economici previsti dallo Statuto.
5) La priorità dei prossimi mesi deve anche essere la ricostruzione e il rafforzamento dei circoli territoriali. Diversi di essi oggi non avrebbero più i numeri per essere statutariamente riconosciuti. Va fatto ogni sforzo perché tutti i circoli attuali possano recuperare la dimensione prevista dallo Statuto e riprendere l’attività politica. Per quanto riguarda la città, dove esiste una debolezza complessiva del partito che ha pesanti conseguenze sul nostro radicamento sociale, è necessario prevedere una razionalizzazione dei circoli attraverso un loro raggruppamento. Altra priorità deve essere l’estensione della nostra presenza sui luoghi di lavoro e nella capacità di organizzare il lavoro precario e migrante.
6) Resta irrisolto il tema della composizione di genere del nostro Partito, in particolare a Parma, nel quale la presenza di compagne è rimasta de tutto marginale da punto di vista numerico. Una sola compagna presente in segreteria, nessuna in direzione, pochissime nel CPF e alla guida dei circoli o nei ruoli istituzionali. E’ evidente che questo è uno dei segnali più macroscopici della nostra inadeguatezza nel rappresentare la complessità della società, dei suoi conflitti e delle sue aspirazioni alla liberazione e al riconoscimento di nuovi diritti sociali e civili. Nuove aspirazioni che hanno trovato nei movimenti femministi, nell’intreccio tra lotta contro il patriarcato e contro il dominio del capitale sul lavoro uno degli elementi più avanzati. L’apertura del partito alla soggettività politica femminile a tutti i livelli è una delle condizioni per avviare un processo di discontinuità rispetto al passato.
7) Il perseguimento di questi obbiettivi può avvenire riprendendo e attualizzando le linee di azione previste nel documento unitario approvato dalla Conferenza di organizzazione provinciale del 2007 che ha consentito al partito di convergere su indicazioni di metodi e obiettivi di lavoro comuni. Quella proposta è rimasta purtroppo inattuata. Oggi dobbiamo riprenderne sia i contenuti che l’ispirazione mettendola a base della pratica politica quotidiana del partito.
8) Dobbiamo lavorare concretamente per costruire l’unità a sinistra, senza mettere in discussione la nostra come l’altrui sovranità e identità, partendo dalla costruzione comune di un’azione di opposizione alle politiche reazionarie del governo Berlusconi, sia sul terreno della legalità che su quello delle politiche sociali. Questa ricerca dell’unità si deve rivolgere sia alle forze politiche che si collocano a sinistra del Partito Democratico, come a tutte le realtà associative e di movimento che esistono a Parma.
9) Non possiamo nasconderci che il rapporto con il Partito Democratico, senza un cambiamento radicale di politica di questa forza che ha compiuto dalla sua fondazione una svolta in direzione moderata e neocentrista, non potrà che essere conflittuale e se necessario anche di aperta lotta politica. Un conflitto che deve mettere al centro i contenuti, senza cadere nel settarismo e quindi senza escludere la possibilità di convergenze nelle lotte di difesa della democrazia e della Costituzione contro il governo Berlusconi (anche se finora il PD si è dimostrato incapace di contrastare la destra anche su questo terreno minimo). Così come non si deve escludere la possibilità, a partire dalla centralità dei programmi, di poter condividere scelte di governo locale. Ciò non deve però andare a discapito della nostra autonomia politica e della nostra capacità di iniziativa.
10) La questione della nostra partecipazione all’Amministrazione provinciale è stata oggetto di dibattito e anche di divisioni politiche non sempre limpide in questi anni all’interno della Federazione di Parma. La proposta di verifica si è trascinata per lungo tempo senza che venissero individuati con necessaria chiarezza i temi sui quali realizzarla, né si è costruita una partecipazione larga del partito a definirne l’agenda. Nel tema del rapporto con l’Amministrazione Bernazzoli si sono intrecciati, a volte strumentalmente, anche elementi di conflittualità interna al partito. Il nuovo CPF dovrà compiere un bilancio serio dell’azione svolta dalla Giunta nel suo complesso in questi anni, dall’adeguatezza del nostro ruolo in Giunta e in Consiglio provinciale e avviare a tal fine un confronto largo con tutto il partito, il cui esito non può prescindere dalla volontà espressa dai circoli territoriali del PRC. In vista delle elezioni del prossimo anno dobbiamo individuare i modi con i quali rilanciare la nostra iniziativa su tutti i temi principali (ambiente, rifiuti, servizi, lavoro, precariato, gestione del territorio, ecc.) al fine di ottenere risultati concreti per i lavoratori e le lavoratrici della nostra provincia. Questo rilancio della nostra azione è la condizione politica necessaria per decidere come presentarci alle prossime elezioni provinciali e con quali alleanze, fatto salvo l’impegno che assumiamo fin da oggi, perché Rifondazione Comunista sia presente con il proprio simbolo e la propria lista.
11) Nell’azione politica dei prossimi mesi dobbiamo mettere al centro i temi sociali e della lotta di classe, a partire dalla difesa del contratto nazionale di lavoro come strumento centrale di garanzia per tutti i lavoratori, ma anche come condizione dell’unità del movimento operaio. Dobbiamo rilevare criticamente che oggi gran parte del sindacato confederale sta accettando una revisione della contrattazione che fa arretrare la condizione dei lavoratori sul piano dei diritti e della democrazia sindacale. Per questo sosterremo tutte quelle componenti sindacali che nella CGIL come fuori di essa si battono per un sindacalismo democratico, conflittuale e di classe. E’ proprio la divisione e la frammentazione del mondo del lavoro ad essere oggi l’obbiettivo di un vasto schieramento che vede in testa la Confindustria, ma che unisce gran parte dello schieramento politico non solo di centro-sinistra ma anche di centro-destra. Recupero salariale, lotta alla precarietà, difesa del servizio pubblico e dei beni comuni: questi sono alcuni dei temi sui quali dovremo sviluppare una iniziativa politica che coinvolga tutto il partito e attorno alla quale dovremo costruire il più vasto schieramento unitario possibile.
12) Anche a Parma si è registrata in questi anni una offensiva “revisionistica” tesa a mettere in discussione i valori della Resistenza e rilegittimare culture di ispirazione fascista e a cancellare la differenza fra chi durante la seconda guerra mondiale si è battuto per l’indipendenza, la libertà e la giustizia sociale, e chi invece a difesa di un regime oppressivo e razzista. Un importante lavoro di difesa della Resistenza, della sua storia e dei suoi valori è stato svolto dal Comitato antifascista. Pensiamo che tutto il partito debba impegnarsi più attivamente su questa battaglia politica e ideale rivolgendola in particolare alle nuove generazioni.
13) Il Congresso di Parma del Partito della Rifondazione Comunista ritiene che esistano le condizioni per il rilancio del nostro partito. Questo richiede un impegno comune che rompa con le logiche dello scontro e della rissa che hanno allontanato tanti compagni e compagne validi dalla nostra organizzazione. Possiamo e dobbiamo lavorare per un più forte Partito della Rifondazione Comunista attorno al quale aggregare una più forte sinistra alternativa e di classe. E’ questa una condizione indispensabile se vogliamo che nel nostro Paese venga sconfitta una destra reazionaria e razzista e si apra un processo di trasformazione sociale e democratica che riproponga nella attualità il tema del superamento del capitalismo e della costruzione del “socialismo del XXI° secolo”.
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martedì 8 luglio 2008
I numeri irreali del tesseramento in Calabria
di Nicola Candido, portavoce uscente G.C. Fed. di Forlì
Caro Antonio,
ci conosciamo da tempo e abbiamo mosso assieme i primi passi nel partito (io a Caulonia, tu a Gioiosa Jonica), entrambi nella locride, entrambi nel medesimo periodo. Poi, io, come sai e come tanti altri ragazzi calabresi, sono emigrato, sono andato al Nord, prima, a studiare ed ora a lavorare.
Tu invece sei rimasto in Calabria e hai continuato quelle battaglie di legalità e trasparenza che per tante persone non calabresi è difficile comprendere appieno. La mia riconoscenza, per il tuo impegno, quindi, va al di là dell’appartenenza allo stesso partito-comunità. Mi ricordo le battaglie di noi della locride per una gestione del partito più aperta e libera, di rinnovamento e di forte radicamento sul territorio. Poi, tu sei diventato Segretario provinciale ed assessore in provincia e quando ci si rivedeva, per me era motivo d’orgoglio sapere che finalmente eravamo riusciti a fare la nostra piccola rivoluzione nella federazione, cercando di dimenticare i comitati politici provinciali veramente poco comunisti, dove a volte si è arrivati non solo agli insulti, ma si è rischiato anche allo scontro fisico.
Sono Calabrese, sono della Locride, non credo mi si possa accusare di “leghismo in salsa rossa”, perciò permetterai che io possa avanzare qualche considerazione e qualche critica sulla gestione del partito nel sud Italia, permettimi però anche di abbandonare la retorica e di parlare in modo semplice e schietto. Le cose infatti sono molto semplici, ma non per questo meno gravi e poco rispettose nei confronti degli iscritti del resto d’Italia. Per chi non conosce le battaglie del nostro partito nella provincia di Reggio Calabria è veramente indecoroso e fuori luogo fare degli accostamenti, tra ‘ndrangheta e compagni. Questa però, è un’altra cosa, questa è una battaglia di tutti noi e non riguarda il congresso in atto o il terreno politico sul quale ci dobbiamo confrontare.
Per commentare l’annullamento del congresso del circolo di Reggio vorrei partire da un altro punto di vista, non formale, lo sai, le regole contano se si inseriscono in un contesto condiviso, altrimenti diventano clave con cui battersi senza esclusioni di colpi. Il fatto grave è più sostanziale, più importante, è il tipo di tesseramento che viene effettuato al Sud, e conoscendo un po’ la nostra provincia, i numeri mi sembrano fuori dalla realtà. Basta confrontare gli iscritti delle grandi province come Torino, Milano, Bologna, Reggio Emilia, ecc., con una tradizione di partecipazione ben più copiosa della nostra, per rendersi conto che le cose non vanno. E lo so, non è una questione di mozione.
Io, del resto, la penso come te, il versamento delle quote delle tessere e le procedure formali sono delle mere cavolate, io se potessi le abolirei e metterei come criterio per essere iscritto e votare la partecipazione e il lavoro svolto dentro e fuori al partito. Il dramma della gestione dei tesserati è proprio questo. La realtà rispetto alla forma, la partecipazione concreta rispetto al numero di votanti ai congressi o al numero delle tessere. La maniera con cui si fanno le tessere, per chi non lo sapesse, è semplice. Non è illegale e nemmeno mafioso, figuriamoci.
È clientelare-familistico. Vengono iscritti al partito, dai compagni che effettivamente partecipano o ricoprono degli incarichi, tutti coloro che in qualche modo si conoscono e tutti i familiari, a prescindere dall’effettiva condivisione delle idee e delle pratiche che portiamo avanti. “Un piacere”, come si dice da noi, non si nega a nessuno. Si fa un semplice giro fra tutti i conoscenti e si chiede loro, a titolo personale, amicale, di farsi la tessera perché serve un sostegno per portare avanti le proprie posizioni dentro al partito.
Il meccanismo è semplice e ben oliato. Ovviamente, quasi mai si promettono favori o si degenera nel vero clientelismo affaristico, ma è una sorta di “clientelismo” per riconoscenza personale. Il dramma però è che queste persone vengono solo a votare e basta. Poi non si rivedono più. Il dramma è che quando nel 2007 (alle comunali) sono andato al comizio del compagno Giordano a Reggio Calabria i compagni mi hanno riferito che non c’era nessuno, su centinaia di iscritti, a fare attacchinaggio e che si dovevano pagare dei ragazzi per incollare i manifesti e per distribuire i volantini.
Ecco, caro Antonio, quello che ti contesto è il fatto che si sta “dopando” la vera partecipazione, si sta rendendo il partito plebiscitario e non partecipato. Ti ricordo, come ben conosci, il caso di Seminara dove i voti per la mozione numero 2 sono stati più numerosi di quelli alle politiche per la lista della Sinistra Arcobaleno. E questo sta nel meccanismo, perché fatta la tessera, molte di queste persone, che non hanno un vincolo ideale con il partito né con la Sinistra più in generale, si sentono libere di votare per qualsiasi formazione politica, anche di destra.
Caro Antonio, ho cercato di descrivere, per chiarezza, quali sono i meccanismi che spiegano i numeri veramente incredibili degli iscritti nel sud Italia, certo non credo di possedere la verità, figuriamoci, ma penso sia giusto almeno dissentire rispetto a questo modo di fare politica, lo dobbiamo alle nostre battaglie per la correttezza e la trasparenza dentro al partito fatte in passato, e soprattutto, penso sia doveroso per tutti i compagni che invece partecipano e lavorano concretamente per gli Ideali che portiamo avanti. Io adesso faccio politica a Forlì, una piccola federazione con 390 iscritti, con 5 nuovi tesserati e con solo 125 votanti al congresso, perché i compagni e le compagne sono un po’ schifati della lotta fratricida che sta avvenendo.
La differenza con quella di Reggio Calabria è abissale, voi avevate l’anno scorso 2770 iscritti, chissà quanti quest’anno, ma noi siamo contenti del nostro modo di partecipare e di fare politica. Abbiamo fatto, come nella provincia di Reggio Calabria, 4 feste di Liberazione e tantissime iniziative.
Forse sono ancora un sognatore e un irriducibile visionario, ma un giorno mi piacerebbe fosse il lavoro dei compagni e delle compagne, davanti ai fornelli e in tutte le vertenze territoriali, a contare veramente e ad essere utilizzato come unità di misura per pesare, da comunisti, ogni federazione. Non nego che i problemi in Calabria siano numerosi e che questi si ripercuotano sul partito, ma mi rivolgo agli esponenti principali di tutte le mozioni, smettiamola di utilizzare frasi fatte e slogans e cerchiamo di utilizzare un po’ di sano buon senso, per il bene di tutti e per il bene del partito.
Perché si potrà vincere o meno il congresso, si potranno avere anche migliaia di iscritti, ma dopo la guerra non ci sarà la pace, ma solo il deserto, purtroppo anche di partecipazione.
Di : Nicola Candido
martedì 8 Luglio 2008
Caro Antonio,
ci conosciamo da tempo e abbiamo mosso assieme i primi passi nel partito (io a Caulonia, tu a Gioiosa Jonica), entrambi nella locride, entrambi nel medesimo periodo. Poi, io, come sai e come tanti altri ragazzi calabresi, sono emigrato, sono andato al Nord, prima, a studiare ed ora a lavorare.
Tu invece sei rimasto in Calabria e hai continuato quelle battaglie di legalità e trasparenza che per tante persone non calabresi è difficile comprendere appieno. La mia riconoscenza, per il tuo impegno, quindi, va al di là dell’appartenenza allo stesso partito-comunità. Mi ricordo le battaglie di noi della locride per una gestione del partito più aperta e libera, di rinnovamento e di forte radicamento sul territorio. Poi, tu sei diventato Segretario provinciale ed assessore in provincia e quando ci si rivedeva, per me era motivo d’orgoglio sapere che finalmente eravamo riusciti a fare la nostra piccola rivoluzione nella federazione, cercando di dimenticare i comitati politici provinciali veramente poco comunisti, dove a volte si è arrivati non solo agli insulti, ma si è rischiato anche allo scontro fisico.
Sono Calabrese, sono della Locride, non credo mi si possa accusare di “leghismo in salsa rossa”, perciò permetterai che io possa avanzare qualche considerazione e qualche critica sulla gestione del partito nel sud Italia, permettimi però anche di abbandonare la retorica e di parlare in modo semplice e schietto. Le cose infatti sono molto semplici, ma non per questo meno gravi e poco rispettose nei confronti degli iscritti del resto d’Italia. Per chi non conosce le battaglie del nostro partito nella provincia di Reggio Calabria è veramente indecoroso e fuori luogo fare degli accostamenti, tra ‘ndrangheta e compagni. Questa però, è un’altra cosa, questa è una battaglia di tutti noi e non riguarda il congresso in atto o il terreno politico sul quale ci dobbiamo confrontare.
Per commentare l’annullamento del congresso del circolo di Reggio vorrei partire da un altro punto di vista, non formale, lo sai, le regole contano se si inseriscono in un contesto condiviso, altrimenti diventano clave con cui battersi senza esclusioni di colpi. Il fatto grave è più sostanziale, più importante, è il tipo di tesseramento che viene effettuato al Sud, e conoscendo un po’ la nostra provincia, i numeri mi sembrano fuori dalla realtà. Basta confrontare gli iscritti delle grandi province come Torino, Milano, Bologna, Reggio Emilia, ecc., con una tradizione di partecipazione ben più copiosa della nostra, per rendersi conto che le cose non vanno. E lo so, non è una questione di mozione.
Io, del resto, la penso come te, il versamento delle quote delle tessere e le procedure formali sono delle mere cavolate, io se potessi le abolirei e metterei come criterio per essere iscritto e votare la partecipazione e il lavoro svolto dentro e fuori al partito. Il dramma della gestione dei tesserati è proprio questo. La realtà rispetto alla forma, la partecipazione concreta rispetto al numero di votanti ai congressi o al numero delle tessere. La maniera con cui si fanno le tessere, per chi non lo sapesse, è semplice. Non è illegale e nemmeno mafioso, figuriamoci.
È clientelare-familistico. Vengono iscritti al partito, dai compagni che effettivamente partecipano o ricoprono degli incarichi, tutti coloro che in qualche modo si conoscono e tutti i familiari, a prescindere dall’effettiva condivisione delle idee e delle pratiche che portiamo avanti. “Un piacere”, come si dice da noi, non si nega a nessuno. Si fa un semplice giro fra tutti i conoscenti e si chiede loro, a titolo personale, amicale, di farsi la tessera perché serve un sostegno per portare avanti le proprie posizioni dentro al partito.
Il meccanismo è semplice e ben oliato. Ovviamente, quasi mai si promettono favori o si degenera nel vero clientelismo affaristico, ma è una sorta di “clientelismo” per riconoscenza personale. Il dramma però è che queste persone vengono solo a votare e basta. Poi non si rivedono più. Il dramma è che quando nel 2007 (alle comunali) sono andato al comizio del compagno Giordano a Reggio Calabria i compagni mi hanno riferito che non c’era nessuno, su centinaia di iscritti, a fare attacchinaggio e che si dovevano pagare dei ragazzi per incollare i manifesti e per distribuire i volantini.
Ecco, caro Antonio, quello che ti contesto è il fatto che si sta “dopando” la vera partecipazione, si sta rendendo il partito plebiscitario e non partecipato. Ti ricordo, come ben conosci, il caso di Seminara dove i voti per la mozione numero 2 sono stati più numerosi di quelli alle politiche per la lista della Sinistra Arcobaleno. E questo sta nel meccanismo, perché fatta la tessera, molte di queste persone, che non hanno un vincolo ideale con il partito né con la Sinistra più in generale, si sentono libere di votare per qualsiasi formazione politica, anche di destra.
Caro Antonio, ho cercato di descrivere, per chiarezza, quali sono i meccanismi che spiegano i numeri veramente incredibili degli iscritti nel sud Italia, certo non credo di possedere la verità, figuriamoci, ma penso sia giusto almeno dissentire rispetto a questo modo di fare politica, lo dobbiamo alle nostre battaglie per la correttezza e la trasparenza dentro al partito fatte in passato, e soprattutto, penso sia doveroso per tutti i compagni che invece partecipano e lavorano concretamente per gli Ideali che portiamo avanti. Io adesso faccio politica a Forlì, una piccola federazione con 390 iscritti, con 5 nuovi tesserati e con solo 125 votanti al congresso, perché i compagni e le compagne sono un po’ schifati della lotta fratricida che sta avvenendo.
La differenza con quella di Reggio Calabria è abissale, voi avevate l’anno scorso 2770 iscritti, chissà quanti quest’anno, ma noi siamo contenti del nostro modo di partecipare e di fare politica. Abbiamo fatto, come nella provincia di Reggio Calabria, 4 feste di Liberazione e tantissime iniziative.
Forse sono ancora un sognatore e un irriducibile visionario, ma un giorno mi piacerebbe fosse il lavoro dei compagni e delle compagne, davanti ai fornelli e in tutte le vertenze territoriali, a contare veramente e ad essere utilizzato come unità di misura per pesare, da comunisti, ogni federazione. Non nego che i problemi in Calabria siano numerosi e che questi si ripercuotano sul partito, ma mi rivolgo agli esponenti principali di tutte le mozioni, smettiamola di utilizzare frasi fatte e slogans e cerchiamo di utilizzare un po’ di sano buon senso, per il bene di tutti e per il bene del partito.
Perché si potrà vincere o meno il congresso, si potranno avere anche migliaia di iscritti, ma dopo la guerra non ci sarà la pace, ma solo il deserto, purtroppo anche di partecipazione.
Di : Nicola Candido
martedì 8 Luglio 2008
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tesseramento taroccato
domenica 6 luglio 2008
I risultati definitivi dei Congressi di Parma
Con i Congressi di Medesano e Roccabianca- San Secondo che si sono tenuti questa mattina sono completati i congressi di Circolo già effettuati nella Federazione di Parma.
Hanno votato 244 iscritti e iscritte al PRC:
92 si sono espressi per la prima mozione (Rifondazione Comunista in Movimento)pari al 37,70%
56 per la seconda mozione (Manifesto per la Rifondazione)pari al 22,95%
48 per la terza mozione (Cento circoli)pari al 19,67%
48 per la quarta mozione (Svolta operaia)pari al 19,67%
Nessun voto per la quinta mozione.
Hanno votato 244 iscritti e iscritte al PRC:
92 si sono espressi per la prima mozione (Rifondazione Comunista in Movimento)pari al 37,70%
56 per la seconda mozione (Manifesto per la Rifondazione)pari al 22,95%
48 per la terza mozione (Cento circoli)pari al 19,67%
48 per la quarta mozione (Svolta operaia)pari al 19,67%
Nessun voto per la quinta mozione.
giovedì 3 luglio 2008
Reggio Calabria centro, un congresso con le tessere fantasma
di Claudio Grassi
Sabato 28 giugno, in qualità di presentatore de primo documento, ho partecipato al congresso del circolo Reggio centro di Reggio Calabria.
Intendo segnalare alla Commissione nazionale del congresso ciò che è avvenuto.
Faccio presente che, assieme al presentatore del quarto documento – il terzo e quinto documento non erano presenti – abbiamo già fatto due ricorsi allegati al verbale del congresso e che allego a questa mia comunicazione.
Il congresso è iniziato alle 18.15 e alle 19 era già finito. Nessun intervento da parte della platea degli iscritt*.
Nessuna forza politica, movimento o rappresentante delle istituzioni era presente in sala ed è intervenuto al dibattito o ha portato un semplice saluto.
Tutto era predisposto perché si votasse al più presto e velocemente.
Trattandosi di un circolo con moltissimi iscritti, circa 400 nel 2007 e con oltre 200 nuovi iscritti fatti nel 2008, mi sono permesso, come suggerisce la circolare n° 18 della commissione di proporre che i nuovi iscritti esibissero la tessera. Mi è stato opposto un rifiuto. A quel punto ho chiesto che formalmente la presidenza del congresso si riunisse. La proposta di far vedere la tessera è stata messa hai voti ed è stata bocciata 5 a 4.
A quel punto sono iniziate le votazioni. Il risultato, se non ricordo male, è stato di 39 voti per il primo documento, 340 per il secondo, zero voti per tutti gli altri.
Ciò che mi preme segnalare alla commissione nazionale è un fatto che giudico gravissimo e che viola tutte le regole congressuali.
Il segretario del circolo ci ha comunicato che lui non ha distribuito e firmato nessuna tessera del 2008. Ovviamente non ha ricevuto nemmeno le corrispondenti quote delle tessere del 2008.
Incredulo di fronte a questa affermazione ho chiesto al compagno Omar Minniti, capogruppo in consiglio provinciale e iscritto al circolo Reggio centro se aveva la tessera del 2008 e se l'avesse pagata. Mi ha detto di no.
Faccio presente che Minniti come tutti gli altri ha votato al congresso ed il suo voto è stato conteggiato. Non ho potuto impedirlo perché non è stato concesso di far vedere la tessera del 2008.
Ho chiesto ad altri compagni e compagne in sala se avessero la tessera del 2008 e se l'avessero pagata e mi hanno detto di no.
Mi hanno detto che diversi di loro manderanno una nota alla commissione.
Sabato 28 giugno, in qualità di presentatore de primo documento, ho partecipato al congresso del circolo Reggio centro di Reggio Calabria.
Intendo segnalare alla Commissione nazionale del congresso ciò che è avvenuto.
Faccio presente che, assieme al presentatore del quarto documento – il terzo e quinto documento non erano presenti – abbiamo già fatto due ricorsi allegati al verbale del congresso e che allego a questa mia comunicazione.
Il congresso è iniziato alle 18.15 e alle 19 era già finito. Nessun intervento da parte della platea degli iscritt*.
Nessuna forza politica, movimento o rappresentante delle istituzioni era presente in sala ed è intervenuto al dibattito o ha portato un semplice saluto.
Tutto era predisposto perché si votasse al più presto e velocemente.
Trattandosi di un circolo con moltissimi iscritti, circa 400 nel 2007 e con oltre 200 nuovi iscritti fatti nel 2008, mi sono permesso, come suggerisce la circolare n° 18 della commissione di proporre che i nuovi iscritti esibissero la tessera. Mi è stato opposto un rifiuto. A quel punto ho chiesto che formalmente la presidenza del congresso si riunisse. La proposta di far vedere la tessera è stata messa hai voti ed è stata bocciata 5 a 4.
A quel punto sono iniziate le votazioni. Il risultato, se non ricordo male, è stato di 39 voti per il primo documento, 340 per il secondo, zero voti per tutti gli altri.
Ciò che mi preme segnalare alla commissione nazionale è un fatto che giudico gravissimo e che viola tutte le regole congressuali.
Il segretario del circolo ci ha comunicato che lui non ha distribuito e firmato nessuna tessera del 2008. Ovviamente non ha ricevuto nemmeno le corrispondenti quote delle tessere del 2008.
Incredulo di fronte a questa affermazione ho chiesto al compagno Omar Minniti, capogruppo in consiglio provinciale e iscritto al circolo Reggio centro se aveva la tessera del 2008 e se l'avesse pagata. Mi ha detto di no.
Faccio presente che Minniti come tutti gli altri ha votato al congresso ed il suo voto è stato conteggiato. Non ho potuto impedirlo perché non è stato concesso di far vedere la tessera del 2008.
Ho chiesto ad altri compagni e compagne in sala se avessero la tessera del 2008 e se l'avessero pagata e mi hanno detto di no.
Mi hanno detto che diversi di loro manderanno una nota alla commissione.
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